Anche questa è andata... PDF Stampa E-mail
Scritto da Fulvio Massini   
ImageArchiviata l'edizione 2007 della Firenze Marathon

Oggi è il 27 novembre sono passate 48 ore da quando è terminata la firenze Marathon, ed ho già fatto il primo programma di allenamento ad un atleta che il prossimo anno vorrà essere alla partenza della Firenze Marathon XXV edizione. Quindi siamo già a “domani”, ma prima di pensare al futuro, soffermiamoci un attimo ad analizzare questa XXIV edizione sottolineando brevemente gli aspetti tecnici.

Come ogni anno in ogni maratona c’è chi è andato forte, chi meno  e chi, purtroppo non è arrivato al traguardo. Normale, la maratona l’ho sempre scritto e detto, è una fantastica avventura, quindi nonostante la programmazione più accurata può sempre accadere di tutto. In particolare quest’anno il problema è stato il clima:  15°-17° C avrebbero potuto essere non eccessivi se non fossero stati accompagnati da un elevato tasso di umidità addirittura del 90-92%, come indicavano le previsioni dei giorni precedenti. Come se non bastasse, la notte ha piovuto tanto. Risultato: la mattina le strade erano completamente bagnate, non spirava un alito di vento, il sole che si è affacciato dalle nuvole “giusto per capire che  era in testa  alla gara poi se n’è andato”: la conseguenza di tutto ciò è stata difficoltà nel mantenere stabile l’appoggio del piede a terra che tendeva sempre a scivolare soprattutto nei tratti lastricati.

In pratica si sono verificate tutte le condizioni ideali per il l'insorgere dei crampi che hanno risparmiato solo pochissimi podisti e podiste senza escludere nemmeno i top atleti. Le grida di dolore di Vincenza Sicari subito dopo l’arrivo non li dimenticherò mai, così come le smorfie di Alberigo di Cecco. Per preparare una maratona come questa non basta correre, fare i ritmi, è necessario anche allenare la forza attraverso esercitazioni in palestra ed in salita. Come sempre molti di voi sono partiti troppo forte. Analizzando i risultati ho visto che i migliori sono stati ottenuto da coloro che sono passati alla mezza nel tempo previsto. Chi è passato in anticipo ha finito poi per correre la seconda parte della  gara più piano della prima. La partenza in discesa è un arma a doppio taglio. Li, come avevo scritto, bisognava tenere il ritmo non aumentare. La forza muscolare serve per tenere il ritmo dal 26° al 30° km quando attraversando il centro  si è costretti a variare di continuo l’assetto di corsa.

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La gara dei primi. Peccato i tre “moschettieri” italiani, Di Cecco, Curzi, e Caimmi non erano in giornata. Fino dalla prime battute non sono riusciti a stare al ritmo concordato con le lepri che, nonostante i miei ripetuti inviti a rallentare sono passate alla mezza in 1:4’40”, mentre il gruppo dei favoriti è transitato in 1:4’51” ovvero 31 secondi più lentamente di 1:4’20”, il tempo di passaggio richiesto. Quando al 30° km l’astuto Paul Ngeny se n’è andato, solo Caimmi ha tentato di tenergli testa, ma solo per poco. Nei viali delle Cascine Ngeny se ne è andato Caimmi e Di Cecco sono stati insieme fino all’uscita delle Cascine quando Di Cecco se ne è andato. Ha vinto il bravo e vispo keniota Ngeny precedendo i tre italiani alla ricerca di una medaglia per Pechino.

I ragazzi hanno però lottato con generosità fino in fondo sono stati bravissimi, mi dispiace che non abbiano fatto il tempo, e forse è “colpa mia“ perché non sono riuscito ad asciugare la strada e a raffreddare l’aria.

Vincenza Sicari forse questa volta ha capito che andare forte sulla mezza non significa andare forte anche sulla maratona. Un brava grandissimo anche a lei. Vincenza, Alberigo, Daniele e Dennis andranno sicuramente a Pechino perché sono forti e lo dimostreranno presto. Noi stiamo già lavorando per le “nozze d’argento“ tra Firenze e la Sua maratona. Ancora una volta sarà bello lavorare con voi, per voi innamorati come chi scrive della corsa e di Firenze.

Fulvio Massini (www.fulviomassini.com )
 
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